mercoledì 22 giugno 2011

Musica dal vivo | Domenica 10 Luglio: LONG HAIR IN THREE STAGES

I Long Hair In Three Stages si esibiranno a TIMPAVIVA Domenica 10 Luglio.
Intervista a cura di Sisco Montalto e Giulio Di Salvo per Clap Bands Magazine.

Foto di Fabio Speciale

"Siamo gente che suona della roba"... Così si presentano i Long Hair In Three Stages nella loro biografia...e che roba!! Una band che va in giro a proporre la propria musica senza preoccuparsi troppo di farla piacere..per puro piacere e per essere felici.. Sono fuori con un album, uscito da qualche mese. Abbiamo parlato un pò con loro in occasione del prossimo live di luglio ad Acireale...


- Ragazzi chi sono i Long Hair In Three Stages?
"Siamo una band nata a tavolino. Buttiamo subito sul tavolo questa cosa, perché nel nostro caso è andata proprio così. Non ci conoscevamo, avevamo un bagaglio di vita e di ascolti assolutamente diverso, nessuno di noi aveva mai avuto progetti musicali seri, ma tutti e quattro avevamo un immenso bisogno personale, antidepressivo, di una valvola di sfogo creativa. Ci siamo trovati a via di annunci e di provini estenuanti, e alla fine ci siamo scelti non perché bravi o geniali, ma perché ci piacevamo come persone, perché eravamo gente capace di ascoltarsi e darsi spazio, capace di mettersi umilmente al servizio di un brano, e di chiacchierare amabilmente sui film di Kubrick come sui cartoni animati della nostra infanzia; e adesso siamo anche grandi amici."

- Nella vostra biografia dite che fate musica solo per divertirvi: è una scelta forzata dal "posto" in cui vivete o pensate davvero che la musica debba essere fatta in primis per divertimento?
"Entrambe le cose. Siamo tutti costretti a fare musica senza alcuna ambizione, perché la nazione in cui viviamo ha deciso da tempo (anche da prima di Tremonti o Berlusconi) che i libri, le arti e la musica non valgono nulla. E lo decide quotidianamente il pubblico, che usa quella specie di Aleph che è la rete per scaricare cazzate, e si presenta a frotte nei locali dove si suona musica scritta da gente morta vent'anni fa.
Però, più di tutto, vale l'altro lato che hai colto: suoniamo perché la band è un'entità che vale mille volte più di noi quattro come singoli, perché vedere cosa vien fuori suonando insieme ci stupisce e ci diverte immensamente. Il fatto che le nostre canzoni poi piacciano anche ad altri, e che ci sia un pubblico minoritario ma serio e curioso che ci segue, e al quale siamo umilmente grati, ci riempie di gioia; ma se non ci fosse suoneremmo lo stesso, non suoniamo per compiacere nessuno ma perché ne abbiamo bisogno noi."

-Come definireste la "roba" che suonate e a chi vi ispirate?
"È un misto di influenze e di ascolti diversissimi, appunto per questo stupisce per primi noi... noi lo chiamiamo noise/wave, perché queste due influenze per noi sono centrali. Ma nel calderone entra molta roba strana, tempi dispari o mutuati da altri generi, e alla fine ogni definizione sfuma e perde di significato. Ci piace pensare che via via le nostre canzoni stiano comunque prendendo una loro identità riconoscibile, ci piacerebbe che qualcuno potesse dire, pur con tutte le grandi differenze fra una canzone e l'altra, "ecco, questi devono essere sicuramente i Long Hair In Three Stages".

 -Perchè il mix di inglese e italiano?
"Il canto in inglese, per un italiano, è una forzatura, ma il suono dell'inglese, con quelle parole brevi e secche e facili da maneggiare, fa parte tanto quanto un distorsore o un rullante della tessitura rock (genere che comunque cerchiamo continuamente di scardinare, come hacker, o magari allargare, ma che resta l'unico spazio nel quale possiamo sentirci "a casa"). Sono i brani stessi a dirti dove andare, e non puoi forzarli troppo, come non puoi inserire un violino in un brano nato per tromba senza sconvolgere tutto (ma puoi scrivere un brano nuovo per violino, quello sì); avevamo una versione di "Dead trees" in italiano, tradotta perfettamente, ma sembravamo diventati i Litfiba (quelli buoni per fortuna) e l'abbiamo subito mollata. Però una canzone politica come Experia, con quel tema così "locale", meritava una piccola parte esplicativa, e lì l'italiano ha trovato il suo spazio in modo credo piuttosto naturale. Cantare un testo politico in italiano è complicato, comunque, anche se canti una cosa che senti davvero il rischio di sembrare un messia da tre soldi è sempre dietro l'angolo. Comunque, e nei rari casi in cui l'italiano ci sta ed è funzionale anche tecnicamente al senso del brano non ci lasciamo sfuggire l'occasione. Se questa tendenza aumenterà col tempo non sappiamo proprio dirlo, così come non sappiamo come sarà il nostro prossimo brano..."

-Mi parlate dell'album uscito a gennaio?
"Avevamo molti brani scritti via via negli anni, e con il produttore Marcello Caudullo abbiamo scelto non i migliori ma quelli che ci dicevano qualcosa della nostra musica e che ritenevamo più "nostri" in questo momento. Ne è venuta fuori una sequenza di canzoni molto diverse e dai suoni volutamente vari, ma con un filo comune, anche tematico."

-...cioè? 
"Sono tutti brani che parlano dell'epoca in cui viviamo e della sottile schiavitù della suggestione, in tutte le sue forme, e dell'influenza enorme che questa ha nella nostra epoca e sul nostro mondo, sulle nostre azioni, deviandoci dal giusto, dal vero, dal bello, dal razionale, dal sensato. E questo messaggio "politico" è al contempo profondamente intimista, perché viene dall'inquietudine e dalle paure che abbiamo dentro. Anche il titolo, fra i vari significati possibili, può essere interpretato in questo senso."

- Suonerete a Timpaviva: cosa pensate di questa iniziativa e della location (visto che dite di essere disposti a suonare ovunque)?
"Siamo disposti a suonare... ovunque un po' di rumore sia tollerato! Non crediamo che nei locali e nei palchi si esaurisca la voglia e il bisogno di musica, non crediamo che sia necessario partecipare a un talent e chiedere alla gente di cliccare su un link per votarti, non crediamo che le classifiche di vendita dicano tutto quel che c'è da sapere sul "valore" della musica; crediamo che la musica sia qualcosa di molto più alto e di più semplice e naturale, la nostra visione è quella di Joe Strummer, dei suoi falò: una condivisione allegra e naturale. In tal senso, consideriamo le "chiazzette" di Acireale un luogo ideale, forse "il" luogo ideale per noi. Oltretutto quella sera suoneremo con tanti artisti che conosciamo da tempo e che stimiamo tantissimo, quindi sarà una grande bellissima festa per noi."


I Long Hair In Three Stages sono:
Giuseppe Iacobaci - voce
Fabio Corsaro - chitarra
Roberto Risicato - basso
Emanuele Finocchiaro - batteria